O R D E A L

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Ma|an CD



(Kronic - Lux)
L’attesa è stata lunga, quasi cinque anni, ma finalmente gli Ordeal sono tornati. Il genio di Gabriele Santamaria è riuscito a partorire un disco angoscioso, e distante anni luce dalle atmosfere eteree e drammatiche contenute nell’ottimo debut full length “Traumende”, che ho sempre definito un trip orgiastico di melodie.
Le note di “Malan” sono lucida follia che immergono l’ascoltatore nel disagio di una dimensione spettrale, dove il contatto con le proprie angosce diviene realtà, dove la certezza dell’infinito mette a nudo la nullità dell’esistenza umana contrapposta all’universo. “Malan” è un disco psicologico, che però non può avere finalità terapeutiche, il suo disegno è un altro…
Non c’è speranza in questo disco. C’è solo un profondo senso d’inquietudine che per cinquanta minuti immerge l’ascoltatore in atmosfere liquide e pesanti, dai tempi dilatati. In quest’album nessuna parola viene pronunciata per dare conforto. Esiste solo la Musica, una musica che fa da sottofondo alle proprie paranoie e serve a far danzare la desolazione. In “Malan” si ha la sensazione che il silenzio voglia parlare.
Gli Ordeal non hanno voluto esercitare violenza fisica con la propria musica, in “Malan” non c’è quell’assalto sonoro tipico di alcuni prodotti CMI, tuttavia questo disco è un attentato alla psiche, un’arma subdola e sadica che con note apparentemente inoffensive crea il male, facendo sì che tutti gli incubi tornino a galla e tutte le paure riaffiorino.
Dimenticate le soavi armonie di “Traumende”, dimenticate gli Ordeal eterei. Oggi la band ha un’altra anima. Complimenti a Gabriele che è riuscito a rinnovarsi producendo un disco di pregevole fattura, anche se non di facile ascolto. Fate vostro questo full length, la sua assimilazione non sarà facile, ma una volta compreso vi annienterà! Un disco da avere… come il precedente! Se siete sprovvisti di entrambi… avrete solo l’imbarazzo della scelta, anche se il mio consiglio è quello di un doppio acquisto.
(4/5)

(Music Boom - Mauro Carassai)
Tutt’altro che terrificante si rivela l’esperienza che ci propone Gabriele Santamaria a discapito del nome scelto per il suo autonomo progetto Ordeal, parallelo agli industrial/isolazionisti I Burn. Ulterirormente impreziosito da una confezione grafica davvero notevole,“Malan” (licenziato dalla Eibon Records) è sicuramente una tra le più interessanti proposte nel campo dello sperimentalismo elettronico contemporaneo, autoctono e non. Le incursioni trans-genere nelle diverse regioni del territorio minimal ambient operate dai brani sono davvero agili e penetranti al tempo stesso. Le diverse fonti sonore utilizzate (softwares, oggetti, campionamenti, chitarre trattate) si amalgamano ora in dilatazioni sonore magnetiche ed avvolgenti solcate da drones frequenziali (Just the Same Logic Aside), ora in insoliti ovattati tribalismi come quelli dei brani d’apertura, ora in alienanti soundtrack per sinistre panoramiche catacombali (Graduale). Nel disco convivono la staticità e la laconicità di alcuni dei lavori di casa Rune Grammofon (vedi Waiting, One Empty Dish and a Dead Clock), gli ‘altrove’ sonici indistinti del Biosphere più mesmerico (vedi One Haiku in Half-Sleep) e, in generale, circa cinquanta minuti di moti orbitanti intorno al pianeta industrial/isolazionista superlativamente tracciati. Il tutto è poi immerso in un’atmosfera di misticismo digitale che, oltre a donare un senso di unità pervasiva all’eterogeneità delle atmosfere, rende alcune delle composizioni esperienze soniche totalizzanti.
Ci sono dischi che immergono completamente l’ascoltatore in mondi artificiali facendogli perdere qualsiasi contatto con quello reale, altri che ne hanno solo la presunzione. “Malan” appartiene sicuramente alla prima categoria.
(4/5)

(White Noise - Pier)
Nuovo lavoro per Gabriele Santamaria, che inventa questa nuova, mirabile veste di Ordeal che tratteggia nuovi scenari musicali del tutto personali, in netta contrapposizione con il lavoro precedente ”Traumende”, uscito sempre per Eibon Records, caratterizzato da un’accentuata musicalità ed inserito in una “concettualità di corpo musicale con inizio – centro – fine” non presente in questo lavoro dedito allo sperimentalismo e all’ambient. Già sbalorditivo il precedente album, con “Malan” la nostra "redazione" ha per le mani una concezione musicale unica ed un lavoro che mi azzardo a definire il più entusiasmante del 2002, almeno sul suolo italico. Un vecchio disco c’introduce nell’universo Ordeal, una base jazz ipnotica accompagna una tastiera prolungata che amplia il concetto di “spazio musicale” e ci avverte dell’assoluta immaterialità del lavoro, da “An xtraordinary popular delusion” alla superba title – track “Ma|an”, nella quale inserti tribali guidano il corpo del pezzo con un eccezionale lavoro di Gabriele, menestrello di samples e processi elettronici. L’idea stessa di allargare e ammorbidire, il tentativo di tradurre in musica gli spazi infiniti, la tensione continua, l’introspezione quale verbo e concetto, l’oscurità mai assordante fanno di “Ma|an” un lavoro unico. Ancora “Ma|an” che s’impianta in testa e non esce più, avvolgente nel suo abisso. “Morte dolce”, “abissi carezzevoli”, questa la contrapposizione identificativa, il mistero nero che avvolge questo disco. Iperbole metalliche e ripetitive e matrici sonore un po’ stancanti in “0 number needed to treat”, unico anello un po’ anonimo dell’intero lavoro. Profondità, senso della “pienezza musicale cosmica”, lento trascinare in abissi eterni esprime la magnifica “graduale”, con lievi e sensati inserti “non disturbanti” ma semplici allegati. Penso di continuo allo stravolgimento evolutivo di questo gruppo, ma devo ammettere che i risultati sono sublimi e impensabili rispetto al vecchio lavoro. Decisamente più meditativa, lineare e esplorativa “One haiku in halfsleep”, dotata di una “sensualità introspettiva” disarmante, avvalorata da una tastiera ipnotica incessante. Altro magnifico esempio di ambient raffinato. Il lento rintoccare del tempo che dolcemente uccide e crea oblio ci trasporta alla successiva “Waiting: one empty dish and a dead clock”, un “non ritorno”. Penso che a questo punto siamo definitivamente entrati nel mondo Ordeal, ma le sorprese non sono finite. Assolutamente straordinaria “Just the same logic aside” cui va personalmente la palma di miglior pezzo. Un cerchio sonoro che cresce e avvolge proiettandoci in panorami Linchiani, l’ideale colonna sonora del mistero della mente umana, una maturità compositiva totale. Semplice anello di congiunzione risulta “Season 2” al pezzo di chiusura “Amazon phalanx 2.0”, il pezzo più complesso e sperimentale di tutti, dove Ordeal crea un ritmo tribaleggiante, ora sporco e chiuso, ora pulito e aperto, intessendo suoni in continua evoluzione, unico vero “corpo musicale e ritmico” dell’intero lavoro. Aggiungo, a sipario calato, che questo è un disco da tenere in massima considerazione, sicuramente tra le sorprese del 2002 e tra i più significativi usciti nel corrente anno. Un lavoro da scoprire lentamente, senza fretta.

(Gothcore - Ate Hoekstra)
Het lijkt erop dat er steeds meer bands komen die bezig gaan met instrumentale experimenten. Men neme Ambient, Gothic, Avantgarde en gooit er een flinke schep Industrial bovenop en er komt weer een nieuw plaatje uit de computer rollen. Dat kan prima resultaten opleveren, zoals kort geleden Nordvargr ons bewees. Het kan ook mindere resultaten opleveren, dat is bijvoorbeeld het geval bij Ordeal.
Laten we voorop stellen dat 'Malan' geen vervelend album is geworden. Er zijn dan ook best wel momenten aanwezig waarop Ordeal wel weet te boeien. Dat zijn de momenten waarin de spanning langzaam wordt opgebouwd. Helaas zijn die momenten veel te weinig aanwezig op 'Malan'. Het gevolg is dat 'Malan' saai en vaak zelfs slaapverwekkend is. Even denk je dan dat Gabriele Santamaria (verantwoordelijk voor alle instrumenten) wakker schrikt en met een echt donker en opjagend stukje muziek komt, maar in de meeste nummers komt Gabriele zelfs niet verder dan wat simpele Oosterse computergeluiden in combinatie met wat geklooi op een gitaar.
Er is zeker wel een doelgroep voor dergelijke muziek, maar of daar ook maar iemand is die zit te wachten op een album als 'Malan' durf ik te betwijfelen. Het voordeel voor Gabriele is dat er bij een volgend album niet zoveel hoeft te gebeuren om 'Malan' te overtreffen.
(6,5)

(Dreams Never End)
Ordeal is a band I know not that much about, just that this is the following up from "Traumende" and that it is released on the much respected Italian Eibon Records (they have had releases from Nothing, Canaan or The Fozen Autumn in the past....). This album is dark industrial music but not noisy, at contrary as Ordeal are seeking different territories of the mind in where beauty meets laziness as at times it is really comes over as original relaxing music (...even if the label describes it as music after a nuclear dawn) but that's the way how I see it as that is needed for music as such....you get the ideas and you're supposed to build your own picture, and the picture I had in mind was quite perfect so....

 

Traumende CD

(White Noise - Pier)
Iniziativa di ripescaggio di materiale un po’ datato, ma “White Noise” è in vita da pochissimo e quindi, riesumiamo uno dei capolavori di dark - introspective - ambient apparsi sul suolo italico nel lontano 1997, impreziosito dalla collaborazione di Massimiliano Bianchi, Maurizio Landini e il soprano Novella Bassano, il tutto supervisionato dalla mente Gabriele Santamaria. E questo è un disco che riascoltato per l’ennesima volta, a distanza d’anni, offre ancora delle emozioni assolutamente devastanti nell’ascoltatore. Poche volte si spende la parola capolavoro, ma davanti ad un lavoro di simile fattura non resta che quel vocabolo, sinonimo di perfezione e di stato di grazia compositiva. E partiamo dalla gemma, dalla fantastica “Traumende”, summa d’espressività unica, un lavoro tastieristico clamoroso che tinteggia la chitarra che lievemente disegna il pezzo. Brano pazzesco! “… a rift” procede lenta e penetra in maniera chirurgica, dove basso, tastiera e chitarra sono amalgamati alla perfezione, impreziosita dalla performance ammaliante del soprano Bassano, che dona al pezzo un’interessante sperimentazione e atipicità. Infallibile “The never raiser”, modernissima nel rielaborare i singoli suoni e trascinante sul lavoro di synth. E si continua questa danza trascinante, non una piega, non un calo compositivo in questo lavoro; tra l’altro mi accorgo d’essere solo all’inizio e di avere già speso tutti gli elogi possibili. Et voilà un altro magico tassello, “Dune”, un pezzo dolcissimo, più sussurrato che cantato, in bilico tra dark e doom melodico, con un riff di chitarra centrale da brivido. Non vorrei apparire di parte, ma vi assicuro che sono assolutamente obiettivo. Non siete ancora convinti? Benissimo, esploriamo “Bliss”, a livello d’intensità pari alla precedente, in altre parole bellissima. Dall’accentuata musicalità del lavoro si passa improvvisamente all’ambient dilatato in “As without light”, oppure all’oscurantismo solenne e al buio più profondo di “Opaque” e dell’inquietante “Mirror of glares”. “Alle sabbie” offre all’ascoltatore un buon pezzo strumentale in bilico tra misticismo gotico e ricerca sonora, cesellato nuovamente dagli acuti della Bassano. Di buona fattura e sempre con quel gusto personalissimo di esplorare i territori ora dark, ora doom, ora ambient “The capitulation of the clouds”, mentre spetta alla strumentale “Ultima speme” decretare la fine delle danze. Un lavoro praticamente perfetto, un imprescindibile punto di riferimento e un disco da custodire gelosamente per continuare a sognare.
 
(Last Sigh)
Ordeal's debut CD on Eibon Records is not inappropriately entitled Traumende -- a conglomerate of the German words for dream and ending. The twelve tracks comprising the album are soundtracks for somnambulistic wanderings through gothic cathedrals and nocturnal landscapes clad in mist. Tense, grand, thematic synth structures serve as the foundation, over which flows elegant guitar melodies -- twinkling, glittering, soughing and reverberating like the last visions and sounds experienced by someone sinking into sleep; while deep, pulsating drums, beat in time to the slowed rush of the blood through the sleeper's veins. The music presented here moves beneath overcast skies -- often melancholy, at times even despairing, but also filled with a sense of pathos and hope. This duality is further heightened by the sparse lyrics that accompany half of the songs on Traumende; the words sparkle with the light of transcendence, but it is a transcendence achieved through nihilism rather than conventional religious faith.
The title track, "Dune" and "Bliss" are perhaps most exemplary of the CD's sound. With its rolling guitar theme, and background atmospheres like a universe moving slowly in reverse, "Traumende" follows a cyclical pattern. The piece builds to grand proportions, then abruptly pauses, only to resume its forward motion with renewed strength and subtle variations. Ordeal establishes the mood and sound from the very beginning with this piece, and its impact spreads ripples throughout the rest of the album. "Dune" features the same expansive ambiance as "Traumende," again with a streaming, perturbed guitar melody running through the entire piece, and crashing drumbeats maintaining a slow, stately pace. Simple, but very visual, lyrics are whispered in a coarse, male voice that seems to bleed out of the thick melodic fabric of the composition. The transition from "Dune" to "Bliss" is almost fluid, and many of the elements of the former song carry over into "Bliss." However, the guitar themes on "Bliss" are lighter and more reflective, and the piece as such is less dramatic than "Dune."
Two songs on Traumende single themselves out by their use of soprano vocals. The first is "..... A Rift," on which the powerful, yet frail, voice of Novella Bassano appears alternately near and distant, as if borne on forceful winds. Towards the end, the very aural quality of her voice becomes an instrumental element that soars above the piece like the sound of some exotic wind instrument. On "Alle Sabbie," Bassano's vocal performance is more operatic, and mixed rather deep in the sound picture, so as to appear like a hazy mirage inside the intense, dark atmosphere of the piece.
The album also features a number of instrumental compositions that seem to either set the mood for the longer pieces with vocals, or serve as moments of relief. "Clouding" is thus a subtle piano composition that appears all the more tranquil for its position between two of the album's most dynamic songs -- "The Never Raiser" and "Dune." "As Without Light" and "Opaque" are brief, and very dark pieces, absent of both guitars and drums. Both appear towards the end of the album, and act like instrumental after-images of some of the longer pieces earlier on the CD. The final track -- "Ultima Speme" -- is likewise without words, but a musically more diverse composition, that throws sparks into the preceding darkness with its charged, treated percussions, and closes the album on a less despairing note, with an almost joyful keyboard theme.
Ordeal is above all else the work of Gabriele S., who not alone wrote most of the music and lyrics for Traumende, but also performed all chord instruments, keyboards and male vocals. The voice of Novella Bassano is, as mentioned, featured on two songs; Maurizio Landini added samples, and assisted in the writing of the music and words for a handful of the album's tracks; and, Massimiliano Bianchi played the 'weeping clarino.'

(Drugie Here)
"Visions of hell on my chest,Visions of desperation.They are charme.They are necrosis.They are dejecta.They are hope.Visions of hell,they are hope…"- so is represented as blooding scratch of disturbed soul,as anxious by alarm birds on the belfry,as crystal dark blue color of heaven,flashing as lighting in absorbing the horizon ocean of fire,as dying on the wind from one to another site of burnt house song of dark melancholic romanticism,filled by medieval history,sacral religious culture gothics and sound steps of 4AD-decadance,crammed by atmospheric guitar sound and temder hazing structures of Cocteau Twins,destroying by hard industrial symphonism in the style of In the Nursery, by Italian Ordeal.Thus -the God' judgment
(as main engine of Ordeal Gabriele S. said).Recorded in may-june of 1997,ambient-sinematics of "Ultima Speme",devastating drone-vibrations of dead landscapes of "Opaque",dewitching instrumentary of sad suites ("As without light"),European gothics and oriental mystery of "Alle Sabbie",wonderful Italian language and drama of hollow choral action,reaching by superposition of female academic soprano of Novella Bassano and moreover brilliant design,including little poster with texts,make this work the next gift for lovers of eschatology and gothic mysteries:
Eclissi assoluto.

(The Funeral Magazine)
This was a nice surprise. Ordeal consists of Italian Gabrielle S., and together with 3 session musicians he's made a very good, melancholic and atmospheric album. Some of the atmospheres reminds me of Raison D'Etres', but you'll get a better feeling of songs (and not just floating atmospheres) with Ordeal (if you know what I mean). There's a gothic rock approach to the songs, but without the moaning and cheap sampling. Some parts of the album doesn't work out that good, but all in all, "Traumende" is a good relaxing album.

(Music Club - Raven)
Che sta succedendo nelle Marche? Una regione che secondo il resto d'Italia semplicemente non esiste mentre noi che ci viviamo lo sappiamo bene (che non esiste, intendo). Che succede, dunque? Improvvisamente ci ritroviamo tre dischi meravigliosi nell'arco di pochi mesi, Yuppie Flu, Laundrette ed ora questo Ordeal. Cos'è, volandoci sopra, alla fatina del suono è caduta un po' di polverina magica oppure, più semplicemente, anche qui piccoli uomini crescono? Difatti, un'altro fattore che stupisce è che finalmente, come in nazioni dove la musica è pane, sono i pocopiùcheventenni a intraprendere strade nuove, a buttarsi sul palco senza dover essere diventati tutti dei Vai (leggi mostri di tecnica e di asetticità). Ordeal, si diceva, un progetto solista (Gabriele Santamaria, ex-Beyond Redemption, metallo scuro a blocco intero) che viene da Ancona e sta volando, soffiato da critiche positive, per l'Europa più fredda.
Ordalia, il giudizio di Dio o, in senso figurato, 'semplicemente' una prova tremenda da affrontare. Un nome fisico e metafisico insieme, un nome che rispecchia alla perfezione i suoni che lo animano. Parlando con Gabriele ho fatto, per certe sue composizioni, il nome dei Durutti Column e come spesso capita, lui - fortuna sua - più giovane (23 appena, un'inezia di fronte alla vita) mi ha confessato di non averli mai ascoltati. Avrei voluto aggiungere anche i nostrani, immensi Militia di 'Dunarobba' ma già si è ritrovato quando gli ho anticipato la 4AD, quella più impalpabile, scura ed ombrosa; le chiavi di lettura che fornisce però, a parte una sacrosanta rivendicazione del sé, sono altre: Lycia e 3rd and the Mortal (sì) ad esempio, o gli Archon Satani ed i Sopor Aeternum che, non avendone conosciuto prima neanche l'esistenza, prendo come inevitabile assioma. Fisico e metafisico. Lo stesso Gabriele ha dato una splendida immagine della dualità della sua musica (nell'intento, nella melodia) allorché, spiegando la collocazione perfettamente alternata di brani d'atmosfera e brani più ritmici, ha evocato l'immagine del passaggio da una stanza buia ad una pervasa di luce accecante, quindi un'altra scura e così via. 'Traumende' è tanto nero e tanto bianco mai staccati tra loro, la coda di un momento si spande a macchia d'olio su quello successivo ancora ed ancora dando vita, semmai, ad un'infinita serie di tonalità di grigio. Un lavoro ben amalgamato ma figlio di due entità distinte."'Traumende è una parola con un grosso contrasto di per sé. In tedesco significa 'sognante' (o qualcosa del genere), nonostante sia foneticamente durissima sta a rappresentare una delle cose più eteree, la più eterea che sia possibile immaginare; e se ci immedesimassimo in una persona di lingua inglese, sarebbe facile dividere erroneamente la parola in altre due di senso compiuto, trauma+end, quasi significasse FINE DEL TRAUMA. Il sogno è la fine di un trauma. Un semplice gioco di cerchi concentrici: PARTE SOGNO PARTE INCUBO (da una lettera di Gabriele, ovvero chi meglio dell'autore...)". L'aria che si respira, per tutto il CD è quella di una distaccata melanconia che si riversa addosso all'ascoltatore rendendolo partecipe e fruitore di una specie di finta assenza gravitazionale dell'anima, un falso sottovuoto spinto dei sentimenti che sortisce invece l'effetto contrario (anzi, quello voluto), cioè un attaccamento alla musica emessa in odore di transfert. Inutile citare questo o quel brano, strumentali o para-tali per lo più, con rari (e rarefatti) interventi vocali dello stesso Santamaria e dell'azzeccatissimo soprano Novella Bassano, l'album va preso nella sua interezza e non sezionato come, di solito, succede nel pop alla ricerca del pezzo portante. Qua la struttura è monoblocco ma soffice, un vero castello di tufo a pianta concentrica. 'Traumende', però, potrà piacere anche a chi, semplicemente, chiede armonia dal suono. Ed invito alla quiete (benché questo sia un disco tutt'altro che quieto).
Di certo è molto bello. Vuoto. Mondo senza caos.
 
(Kuolleen -Jiituomas)
Arabivaikutteista etnoambientia. Laulua on vähän, ja sekin usein ei-lyyristä. Kokonaisuus kuulostaa tottuneeseen korvaan varsin oudolta, sillä instrumentit poikkeuksellisesti erottuvat selkeästi toisistaan. Ensialkuun lupaavalta vaikuttavassa levyssä on pari selkeää ongelmaa: Tekstitetyt kappaleet jäävät irralliseksi, eikä Gabriele S.n sinällään kaunis ääni oikein sovi niihin.
Ne eivät kuitenkaan jää niin irrallisiksi, etteikö kuulija ehtisi turtua koko levyn läpi kulkevaan unenomaisuuteen. Yksittäin poimittuna muutama raita toimii mainiosti, erityisesti alle sabbic, mutta mitään Trial of the Bown tasoista on aivan turha odottaa. Italialainen synaperinne kuuluu koko ajan läpi, ja satunnaiset industrialpalasetkin tuntuvat asiayhteyteen kuulumattomilta sen sijaan että rikastuttaisivat äänimaisemaa. Niiden seurauksena tätä ei voi oikein käyttää edes kutumusiikkina.
Näppärä ja välillä kauniskin, mutta kovin pitkäveteinen levy. Sisällön olisi voinut tiivistää puoleen, niin tästä olisi saatu paljon parempi.
 
 
 

 
 

 

 


 

 

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