Ferma sul terrazzo Serena guardava il giardino e i due ragazzi seduti sul dondolo, che si baciavano.
Le si strinse il cuore, mentre ripensava all'ultima visita del medico: "La situazione si aggrava..." [...]
Non era facile continuare ad indossare la maschera di ottimismo e coraggio che si era imposta per il bene di sua madre, per il bene di Danilo.
Non era più facile essere quella forte, quella che portava i pesi degli altri, oltre ai suoi.
La schiacciavano quei pesi.
Le salirono le lacrime agli occhi, e le ricacciò, ingoiandole col nodo che aveva in gola. Era così abituata a farlo, che piangere le sarebbe sembrato quasi innaturale.
Serena di nome... Serena di fatto...
Ma non lo era.
- Serena...
Si voltò verso Aldo, comparso sulla porta-finestra del terrazzo. Era rimasto di nuovo per la cena. [...]
- Guardavi le stelle cadenti? - domandò.
- Le stelle cadenti?
- » la notte di San Lorenzo.
- Neanche me ne ricordavo...
Lui appoggiò le braccia alla ringhiera del terrazzo.
- Strano - disse - » la notte ideale per chi ha progetti e desideri.
- C'è differenza tra progetti e sogni - replicò lei - A voler guardare, San Lorenzo è più per gente come te.
- Sempre pratica e concreta - disse lui, ironico - Non hai neanche un sogno? Una fantasia impossibile?
Un desiderio impossibile: l'aveva, sì! Ma non riusciva più a credere nei sogni e nei miracoli. Li aveva attesi troppo a lungo e non erano venuti.
Le stelle cadenti erano favole per i vagabondi come Aldo, non per una come lei, costretta a restare con i piedi per terra, ben zavorrata dalla verità.
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